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		<title>Differenziarsi sul Web: dall&#8217;identità in Rete alla Rete di identità</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 14:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[ComunicANDando]]></category>
		<category><![CDATA[differenziazione]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<description><![CDATA[I lettori di Viva-mente sanno che l&#8217;identità in Rete è uno dei temi più trattati all&#8217;interno del blog: ne abbiamo parlato, ad esempio, in questo post e in quest&#8217;altro. L&#8217;argomento è molto vasto e ricco di connessioni con le più diverse &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/452-differenziarsi-sul-web-dalla-identita-in-rete-alla-rete-di-identita.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/to-be-or-not-to-be.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-462" title="To be or not to be" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/to-be-or-not-to-be-225x300.jpg" alt="Web e identità - To be or not to be" width="225" height="300" /></a>I lettori di Viva-mente sanno che l&#8217;<strong>identità in Rete</strong> è uno dei temi più trattati all&#8217;interno del blog: ne abbiamo parlato, ad esempio, in <a title="Web e identità - 1: Siamo quello che postiamo?" href="http://www.viva-mente.it/302-web-e-identita-1-siamo-quello-che-postiamo.html" target="_blank">questo post</a> e in <a title="Web e identità – 2: La Rete siamo noi" href="http://www.viva-mente.it/304-web-e-identita-2-la-rete-siamo-noi.html" target="_blank">quest&#8217;altro</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;argomento è molto vasto e ricco di connessioni con le più diverse discipline, quali la psicologia, la sociologia e il marketing; molti sono, quindi, i punti di vista dai quali può essere affrontato e molte le sue chiavi di lettura trasversali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-452"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una di queste è la <strong>frammentazione</strong>, filo conduttore del post &#8220;<a title="L'io sulla Rete" href="http://digitoergosum.com/l%27io-sulla-rete.-ovvero,-perch%C3%A9-%C3%A8-importante-dare-struttura-alla-propria-presenza-digitale" target="_blank">L&#8217;io sulla Rete</a>&#8220;, recentemente pubblicato da Paolo Mulè sul suo blog <em>Digito Ergo Sum</em>. La presenza contemporanea su più piattaforme &#8211; ognuna con struttura, scopo e dinamiche relazionali e comunicative differenti &#8211; produce infatti una disgregazione del nucleo identitario dell&#8217;utente: un fenomeno che fa emergere la necessità di &#8220;<strong>ricomporre il puzzle</strong>&#8221; del proprio <em>io</em>, riconducendo a un unico luogo i frammenti dispersi nel Web, per non perdere l&#8217;unità di se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>DIFFERENZIARSI PER (RI)CONOSCERSI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo meccanismo di &#8220;diaspora identitaria&#8221;, però, ha anche un importante risvolto positivo, ossia la possibilità della <strong>differenziazione</strong>. Ad offrirci questa opportunità è proprio il fatto che ogni luogo virtuale in cui &#8220;soggiorniamo&#8221; ha una sua natura specifica, con caratteristiche e scopi diversi da quelli di tutti gli altri: questo ci induce a far emergere aspetti settoriali di noi stessi con inedita definizione, influenzando così i contenuti e le modalità della nostra presenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a pensare ai <strong>social network</strong>, ad esempio: se su LinkedIn ci presenteremo in modo professionale, nella nostra cerchia intima di Facebook potranno invece circolare foto delle notti brave con gli amici; su Twitter ci potremo dedicare alla <em>content curation</em> di un tema complesso per il quale siamo considerati guru, mentre su Pinterest passeremo il tempo a collezionare immagini di babbucce di peluche.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-467" title="Digital identity" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/Digital-identity.jpg" alt="Web e identità - Digital Identity" width="240" height="169" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che pubblichiamo non esaurisce tuttavia le differenze tra i diversi luoghi: anche il linguaggio, il tono, l&#8217;atteggiamento cambiano, e con essi le interazioni con i comportamenti altrui. Tutti questi elementi <strong>configurano ogni volta un&#8217;identità differente</strong>, prodotta dall&#8217;incontro tra la nostra personalità e l&#8217;ambiente in cui ci esprimiamo: <em>noi stessi</em>, in sostanza, siamo ogni volta diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno, lungi dall&#8217;essere frutto della frequentazione del Web, fa parte del nostro modo di vivere nella realtà quotidiana: è una forma di <strong>adattamento sociale</strong>. In Rete, tuttavia, acquista una colorazione particolare, poiché la virtualità dell&#8217;ambiente incoraggia la <strong>valorizzazione dei diversi fattori della nostra personalità in modo disgiunto</strong>. Questo ci dà la possibilità di mettere in evidenza aspetti della nostra identità con un <em>focus</em> e un&#8217;intensità difficilmente raggiungibili nella vita concreta, dando tanto agli altri quanto a noi stessi l&#8217;opportunità di osservare e coltivare &#8211; o addirittura di scoprire <em>ex novo</em> &#8211; abilità, competenze e passioni difficili da far emergere nell&#8217;insieme magmatico della personalità globale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vivere in modo differenziato in ambienti distinti</strong> è quindi un&#8217;opportunità da cogliere per potenziare &#8220;sezioni&#8221; di noi stessi: anche in questo caso non si parla di soli contenuti, ma di modalità comunicative, di abilità sociali, di qualità che trovano il proprio terreno di coltura ideale in un luogo specifico e non in altri, spesso stupendo noi stessi per primi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/You-are-the-platform1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-490" title="You are the platform1" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/You-are-the-platform1.jpg" alt="Web e identità - You are the platform" width="214" height="79" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff6600;">MANTENERE LA PROPRIA IDENTITÀ</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa differenziazione dev&#8217;essere tuttavia gestita nel modo migliore per evitare che esprima un potenziale disgregante, che viene tamponato nella vita quotidiana ma acquista forza nella dimensione virtuale della Rete. Se nel mondo materiale, non possedendo il dono dell&#8217;ubiquità, ci troviamo infatti ad <strong>&#8220;abitare&#8221; i vari luoghi sociali</strong> in alternativa, nel Web abbiamo invece la possibilità di farlo <strong>contemporaneamente</strong>: una differenza fondamentale, perché le molte identità parziali vanno incontro al rischio di <strong>perdere la forza centripeta data dalla compresenza in un unico luogo fisico</strong> &#8211; cioè <em>noi stessi</em>. Valorizzare in modo differenziato la nostra personalità è una cosa positiva; disgregarla in più unità indipendenti no.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre dunque garantire alla nostra identità il mantenimento dei legami tra le sue diverse componenti, così da alimentare un insieme armonico che rifletta il l&#8217;&#8221;io&#8221; reale, e la chiave per riuscirci consiste nell&#8217;<strong>autenticità:</strong> la stessa identità integrata che preserviamo ogni giorno nel mondo tangibile deve rimanere tale anche nella dimensione virtuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Spazio dunque al focus settoriale sulle varie parti della nostra personalità, ma non a scapito dell&#8217;identità globale: un obiettivo che sarà raggiunto quando la Rete ci restituirà non solo una parte di ciò che siamo, bensì l&#8217;<strong>intero nostro essere</strong>, arricchito di nuove visioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/Multiple-identities.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-463" title="Multiple identities" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2013/02/Multiple-identities.jpg" alt="Web e identità multiple" width="481" height="640" /></a></p>
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		<title>Facebook, una spy story</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 21:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[ComunicANDando]]></category>
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		<description><![CDATA[Da poche ore, anche in Italia Facebook consente ai membri dei suoi gruppi di sapere da chi e quando i contenuti pubblicati al loro interno sono stati visualizzati: una funzione che segue quella analoga introdotta per Facebook Messenger, la quale &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/407-facebook-una-spy-story.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/07/Spia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-414" title="Spia" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/07/Spia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Da poche ore, anche in Italia Facebook consente ai membri dei suoi <strong>gruppi</strong> di <strong>sapere da chi e quando i contenuti</strong> pubblicati al loro interno sono stati <strong>visualizzati</strong>: una funzione che segue quella analoga introdotta per Facebook Messenger, la quale già aveva destato perplessità e critiche.<span id="more-407"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Strumenti utili o spie?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Queste nuove funzionalità sono percepite dagli utenti in modo contrastante: per alcuni si tratta di strumenti utili, che consentono di potenziare la comunicazione e l’<strong>engagement</strong> (e, se si è amministratori di un gruppo, di monitorarne gli accessi), mentre per altri tolgono all’utente quel poco di <strong>privacy</strong> che ancora gli rimaneva.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti è facile immaginare come simili informazioni possano influenzare le relazioni: la mancata risposta ad un messaggio o la mancata reazione all’interno di un gruppo potevano essere considerate, fino ad oggi, come semplice conseguenza dell’assenza di informazione; una volta che si sappia per certo che quest’informazione è stata ricevuta, invece, l’<strong>interpretazione</strong> di tali comportamenti può assumere colorazioni quanto mai varie e scatenare a sua volta controreazioni non sempre giustificate.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>La nostra privacy nel social web</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questi fenomeni viene spontaneo chiedersi se ci sia ancora una privacy da salvare per le nostre <strong>identità digitali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non confidiamo forse già tutto &#8211; o quasi &#8211; alla Rete? Oggettivamente, la risposta è “sì”: sono ben pochi i dati che si salvano in questo riversamento nel Web di noi stessi. E quindi, forse, è inutile allarmarsi per un dettaglio in più… o forse no.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta infatti di un dettaglio importante, poiché non tocca le informazioni che noi stessi forniamo tramite i canali sociali, bensì le <strong>relazioni</strong> che tramite essi costruiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fornire notifiche sulla visualizzazione dei messaggi e dei post, aprendo la porta a interpretazioni dei nostri interlocutori in merito, ha infatti a che vedere non con “chi siamo”, ma con il modo in cui ci comportiamo. Dall’identità il focus si sposta sull’interazione, entrando quindi in un’area finora relativamente protetta: siamo abituati, infatti, a sentirci richiedere il consenso per l&#8217;acquisizione dei nostri dati, ma non per il monitoraggio del nostro <strong>comportamento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo slittamento che fa tutta la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Mossa controproducente o astuta strategia? Sicuramente&#8230;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8230; la seconda.</p>
<p style="text-align: justify;">Provate a immaginarvi nella situazione (se ancora non vi ci siete trovati): un vostro contatto sa che avete letto un suo messaggio, ma vede che non avete ancora risposto. Che cosa penserà? Forse sa che non potete digitare dalla poltrona del dentista sulla quale<a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/07/occhi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-415" title="occhi" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/07/occhi-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a> in questo momento state subendo indicibili torture, ma forse no: in questo secondo caso è probabile che si domandi se la vostra mancata risposta sia un involontario segno di disinteresse, o magari intenzionale comunicazione dello stesso, o ancora indice di &#8220;qualcosa da nascondere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco dunque che un&#8217;interazione in sé non problematica viene resa tale da ciò che sempre fa la differenza per l&#8217;uomo, non solo nelle relazioni ma in assoluto: <strong>sapere come stanno le cose&#8230; ma non sapere perché</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E in una società in cui<strong> l&#8217;immagine comunitaria e le relazioni sono tutto</strong>, di certo non si desidera compromettere le proprie lasciando il campo libero a interpretazioni negative sul proprio conto: per evitare che accada, è prevedibile che in una situazione come quella in cui Facebook ci pone ci sentiremo portati a rispondere e a interagire prontamente con i nostri intelocutori pubblici e privati. E nel contempo, presumibilmente, ce ne lamenteremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos&#8217;ha dunque da guadagnare Facebook, da un simile strumento? Tutto, poiché, essendo un social network, vive delle relazioni che gli utenti instaurano e mantengono fra di loro. La <strong>pressione sociale</strong> legata al meccanismo relazionale appena delineato mira infatti ad <strong>alimentare il motore del sistema</strong>, cioè il social network stesso: Facebook si nutre di ciò che i suoi utenti non possono fare a meno di dare.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Don&#8217;t panic!</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tiriamo quindi le fila del discorso. Come siamo arrivati fin qui? Che cosa ci spinge a comportarci in modo così irrefrenabilmente e prevedibilmente reattivo a un semplice &#8220;strumento&#8221; qual è un social network?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è insita nel forte <strong>valore emotivo</strong> che caratterizza la spinta a <strong>salvaguardare le</strong> <strong>nostre relazioni</strong>: sentiamo il bisogno di tutelarle e coltivarle, perché, a dispetto della loro presunta virtualità, costituiscono il nostro collegamento con il mondo, la nostra rete di contatti umani, e ancor prima la nostra immagine &#8211; quella che offriamo agli altri e quella che abbiamo di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione sta, allora, nell&#8217;uscire per un attimo dal contesto del problema per ripensare questa <strong>sovrapposizione tra immagine sociale e identità</strong>. Siamo animali sociali: una realtà non certo prodotta dai social network, anche se da essi molto amplificata. L&#8217;importante è saper evitare che le nostre relazioni diventino la sostanza di ciò che siamo, scalzandoci dal nostro centro.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamoci se sia davvero così importante far mostra di essere presenti sempre, tutelare il nostro &#8220;io&#8221; sociale presidiandolo a scapito delle altre dimensioni di noi stessi. <strong>Abbiamo davvero un margine di manovra così limitato?</strong> Se non coltiveremo ossessivamente le nostre relazioni, ma daremo loro un po&#8217; di respiro, davvero la nostra identità andrà in pezzi?</p>
<p style="text-align: justify;">Se la risposta è &#8220;sì&#8221;, forse occorre ripensare al fondamento della propria identità, prima che ai rapporti interpresonali: <strong>portiamo noi stessi nei social network, ma non lasciamo che siano essi a dirci chi siamo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/07/social_network.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-417" title="social_network" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/07/social_network-1024x768.jpg" alt="" width="584" height="438" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Limoni, pozzanghere e poeti laureati</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 20:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legger-mente]]></category>
		<category><![CDATA[limoni]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>
		<category><![CDATA[ossi di seppia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[. . . . . &#160; I LIMONI Eugenio Montale Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/375-limoni-pozzanghere-e-poeti-laureati.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-376 alignleft" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;" title="Limoni" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/06/limoni-300x247.jpg" alt="" width="234" height="192" /></p>
<div><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I LIMONI</strong><br />
<strong></strong><em>Eugenio Montale</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltami, i poeti laureati<br />
si muovono soltanto fra le piante<br />
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.<br />
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi<br />
fossi dove in pozzanghere<br />
mezzo seccate agguantano i ragazzi<br />
qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni,<br />
discendono tra i ciuffi delle canne<br />
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.<span id="more-375"></span></p>
<p>Meglio se le gazzarre degli uccelli<br />
si spengono inghiottite dall&#8217;azzurro:<br />
più chiaro si ascolta il sussurro<br />
dei rami amici nell&#8217;aria che quasi non si muove,<br />
e i sensi di quest&#8217;odore<br />
che non sa staccarsi da terra<br />
e piove in petto una dolcezza inquieta.<br />
Qui delle divertite passioni<br />
per miracolo tace la guerra,<br />
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza<br />
ed è l&#8217;odore dei limoni.</p>
<p>Vedi, in questi silenzi in cui le cose<a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/06/mare_case.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-394" title="mare_case" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/06/mare_case-168x300.jpg" alt="" width="168" height="300" /></a><br />
s&#8217;abbandonano e sembrano vicine<br />
a tradire il loro ultimo segreto,<br />
talora ci si aspetta<br />
di scoprire uno sbaglio di Natura,<br />
il punto morto del mondo, l&#8217;anello che non tiene,<br />
il flilo da disbrogliare che finalmente ci metta<br />
nel mezzo di una verità.<br />
Lo sguardo fruga d&#8217;intorno,<br />
la mente indaga accorda disunisce<br />
nel profumo che dilaga<br />
quando il giorno più languisce.<br />
Sono i silenzi in cui si vede<br />
in ogni ombra umana che si allontana<br />
qualche disturbata Divinità.</p>
<p>Ma l&#8217;illusione manca e ci riporta il tempo<br />
nelle città rumorose dove l&#8217;azzurro si mostra<br />
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.<br />
La pioggia stanca la terra, di poi; s&#8217;affolta<br />
il tedio dell&#8217;inverno sulle case,<br />
la luce si fa avara &#8211; amara l&#8217;anima.<br />
Quando un giorno da un malchiuso portone<br />
tra gli alberi di una corte<br />
ci si mostrano i gialli dei limoni;<br />
e il gelo del cuore si sfa,<br />
e in petto ci scrosciano<br />
le loro canzoni<br />
le trombe d&#8217;oro della solarità.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Questa è forse, per me, la poesia più bella che esista. Non ha bisogno di parafrasi: il suo linguaggio è volutamente piano. Se qualcosa non risulta comprensibile non è per una questione di ricercatezza letteraria: dipende solo dalla capacità dell&#8217;animo del lettore di entrare dentro quello del poeta e, attraverso di esso, in quello dell&#8217;uomo generale, <strong>creatura sempre in bilico tra limite e divinità</strong>, una perfetta imperfezione che il poeta ama fino in fondo sia in se stesso che nell&#8217;universo intero.</p>
<p>Così è Montale, così è il suo animo: la consapevolezza che basti un solo gesto della mano per <strong>discostare il velo</strong>; il cedimento alla tentazione di compierlo, a volte; infine, il ritorno ai sensi, la scelta di rimanere al di qua perché è sempre<strong> la metà più vera, più bella</strong>.</p>
<p>Il mondo umano è limitato, parziale, a volte<strong> intensamente sofferente e sofferto</strong>, e poi inaspettatamente caldo,<strong> intenso, profumato, travolgente</strong>: Montale ama questa contraddizione, perché è nelle sue pieghe, nei suoi squarci che si genera la gioia di vivere, la pienezza dell&#8217;emozione.</p>
<p>Ed è dalle crepe frastagliate di questo fango asciugatosi al sole che emerge, nella sua potente e dolcissima vitalità, il <strong>profumo dei limoni</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/06/Montale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-390" title="Montale" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/06/Montale.jpg" alt="" width="290" height="289" /></a></p>
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		<title>Zeneïse</title>
		<link>http://www.viva-mente.it/363-zeneise.html</link>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 14:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[creuza de ma]]></category>
		<category><![CDATA[De André]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è il mare, per i genovesi: qualcosa che inizia oltre l&#8217;orizzonte e, risalendo una creuza de mä, entra nella città e scorre all&#8217;interno delle sue vie, così come nelle vene di chi vi è nato. La vita di un &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/363-zeneise.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo è il mare, per i genovesi: qualcosa che inizia oltre l&#8217;orizzonte e, risalendo una creuza de mä, entra nella città e scorre all&#8217;interno delle sue vie, così come nelle vene di chi vi è nato. La vita di un genovese sa sempre di mare.</p>
<p>E l&#8217;animo dei genovesi ha il colore di questa canzone.</p>
<p>Mi sun zeneïse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Mq1wJcQlDZY">Creuza de mä &#8211; Fabrizio de André</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Mq1wJcQlDZY"><img class="alignleft size-medium wp-image-365" title="De_André" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/05/De_André-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>MR GWYN &#8211; Alessandro Baricco</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 08:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diciotto Caterina de&#8217; Medici, destinate a spegnersi in trentadue giorni: ecco l&#8217;arco temporale stabilito da Jasper Gwyn per la creazione di un ritratto. Un ritratto non dipinto, ma scritto. Il protagonista di questo romanzo di Baricco è, infatti, un copista: definizione &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/285-mr-gwyn.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/MrGwyn.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-295" title="MrGwyn" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/MrGwyn-258x300.jpg" alt="" width="258" height="300" /></a>Diciotto Caterina de&#8217; Medici, destinate a spegnersi in trentadue giorni: ecco l&#8217;arco temporale stabilito da Jasper Gwyn per la creazione di un ritratto. Un ritratto non dipinto, ma scritto.<span id="more-285"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista di questo romanzo di Baricco è, infatti, un <em>copista</em>: definizione che ne identifica l&#8217;intento primario e assoluto di usare la parola non per creare la realtà, bensì per riprodurla. Una mimesi che, tuttavia, non è mera trasposizione del dato tangibile, quanto piuttosto sua inedita espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo questo filo sottile che divide autentico e artificioso, reale e immaginario, tuo e mio &#8211; e, in ultima analisi, <em>te</em> e <em>me</em> &#8211; corre tutto il romanzo, dipanandosi in un&#8217;atmosfera sospesa, attenta, condotta un passo dietro l&#8217;altro seguendo i tempi assolutamente singolari del protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">Gwyn esce dal flusso della vita in cui tutto il mondo è immerso per crearne uno parallelo, dotato di propri spazi, propri tempi, proprie relazioni. La realtà che prende forma via via nella sua mente viene trasposta con cura, come un&#8217;isola in mezzo all&#8217;oceano, all&#8217;interno della dimensione del reale, creando un contesto nudo &#8211; come nudi sono coloro che lo abitano &#8211; il cui scopo è, per l&#8217;appunto, spogliare ogni persona che vi entra per rivelarne quell&#8217;essenza che potrà essere colta dalla parola.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo microcosmo di cui Gwyn è il demiurgo i personaggi che egli ritrarrà si aggirano come novelle creature, appena nate al mondo e in cerca di una propria dimensione esistenziale. La loro silenziosa presenza, che si unisce a quella del protagonista, crea l&#8217;illusione di poter astrarre se stessi da ogni contesto recuperando la propria natura originaria, che benevolmente il &#8220;copista&#8221; restituirà, scritta in poche pagine, ad ognuno, donandogli così quell&#8217;identità che fino ad allora aveva inutilmente tentato di scoprire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema, però, viene paradossalmente reso possibile da una sua interna infrazione, rappresentata da Rebecca, prima donna ritratta da Gwyn, che accetta di essere il filtro silente tra lui stesso e il mondo reale. Si crea così fra i due una relazione su più livelli, alcuni palesi, altri taciuti: a suo modo, una forma d&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l&#8217;equilibrio è breve e destinato fin dall&#8217;inizio all&#8217;incrinatura. Il divario tra mondo reale e mondo &#8220;ricreato&#8221; da Gwyn sarà colmato, brutalmente e senza remissione, dall&#8217;irrompere in quest&#8217;ultimo dell&#8217;elemento umano, nella sua forma più violenta della morte e del possesso. Tutto andrà perso, tranne un unico, struggente ringraziamento &#8211; che nel mondo <em>altro</em> nasce e rimarrà per sempre &#8211; per colei che ha saputo mantenere, per quanto possibile, l&#8217;illusione del protagonista di una realtà differente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è magistrale nella creazione dei personaggi principali, che rappresentano le due vie percorribili di fronte al desiderio di un&#8217;alternativa all&#8217;umanità del mondo. Chiunque abbia sperimentato, almeno per una volta, quel misto di estraneità e senso di sopraffazione che spinge Gwyn ad astrarsi dalla realtà per crearne una propria &#8211; più &#8220;vera&#8221;, essenziale ed assoluta &#8211; sa bene quanto esso produca un pericoloso scollamento dalla dimensione comune dell&#8217;esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa distanza tra i due universi paralleli vive di un equilibrio sottilissimo: un po&#8217; più in qua e sprofonderemmo nella bassa materialità degli oggetti e delle passioni, un po&#8217; più in là e perderemmo il contatto con ciò che ci rende vivi e presenti al mondo &#8211; con il rischio di non poter più tornare indietro. Eppure, in questa costante rottura e ricostruzione di compensazioni reciproche la convivenza tra le due facce della medaglia è possibile, a patto però che si accetti di rimanere &#8220;di taglio&#8221;, integrando in sé le due possibilità, come dice Rebecca: &#8220;<em>Di cosa siamo capaci, pensò. Crescere, amare, fare figli, invecchiare &#8211; e tutto questo mentre anche siamo altrove, nel tempo lungo di una risposta non arrivata, o di un gesto non finito</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenere insieme le due realtà richiede tuttavia una coesione interna molto impegnativa, congiunta alla solidità necessaria per accettare, affrontare e superare le ferite emotive che il contatto con il mondo umano comporta: Baricco ci dimostra come, semplicemente, vivere &#8220;contaminandosi&#8221; con il mondo esterno richieda una forza che non è alla portata di tutti e, soprattutto, non vada automaticamente a braccetto con l&#8217;intelligenza necessaria a percepire l&#8217;esistenza di un universo alternativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esistono vie tracciate e condivise verso la verità e la felicità: ognuno costruisce la propria, riconoscendone l&#8217;intrinseca imperfezione, passo dopo passo. E tuttavia qualcosa di riconoscibile rimane, elemento unico capace di unire a dispetto di tutto, <em>fil rouge</em> della nostra umanità, essenza assoluta capace di parlare tutti i linguaggi possibili e di farsi capire da chiunque: l&#8217;amore. Un amore che non è sentimento romantico, né progetto comune, né similitudine d&#8217;alcun tipo, bensì semplice, inalterabile contenuto di un legame che &#8211; chissà perché, chissà come &#8211; nasce, vive e, in alcuni casi, sopravvive ad ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/Alessandro_Baricco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-296" title="Alessandro_Baricco" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/Alessandro_Baricco.jpg" alt="" width="220" height="293" /></a></p>
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		<title>Web e identità &#8211; 2: La Rete siamo noi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 20:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci giunti alla seconda parte del problema relativo all&#8217;identità legata al web (se ti sei perso la prima parte, la puoi ritrovare qui). 2. Da dove nasce la nostra identità? Come abbiamo detto nella prima tranche della discussione, l&#8217;identità deriva &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/304-web-e-identita-2-la-rete-siamo-noi.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/impronta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-307" title="impronta" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/impronta-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Eccoci giunti alla seconda parte del problema relativo all&#8217;identità legata al web (se ti sei perso la prima parte, la puoi ritrovare <a href="http://www.viva-mente.it/302-web-e-identita-1-siamo-quello-che-postiamo.html" target="_blank">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2. Da dove nasce la nostra identità?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo detto nella <a href="http://www.viva-mente.it/302-web-e-identita-1-siamo-quello-che-postiamo.html" target="_blank">prima <em>tranche</em></a> della discussione, l&#8217;identità deriva sia dalla percezione che abbiamo di noi stessi sia dall&#8217;immagine di noi che ci viene restituita dagli altri.<span id="more-304"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Finché ha vissuto in contesti spazio-temporali e sociali limitati, infatti (cioè fino all&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa e allo scardinamento delle società tradizionali, pur con tutta l&#8217;approssimazione che tali definizioni comportano), l&#8217;uomo ha avuto <strong>riferimenti precisi per la definizione della propria identità</strong>: il contesto socioculturale ti diceva chi eri già al momento della nascita, ed erano ben poche le possibilità di venire a conoscenza di alternative (e ancor meno, ovviamente, di praticarle).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;abbattimento dei confini dovuto alla possibilità di superare grandi distanze grazie ai nuovi mezzi di trasporto e ai nuovi veicoli di informazione, unitamente al superamento delle barriere sociali e culturali, ha fatto sì che <strong>l&#8217;identità diventasse passibile di decostruzione e ricostruzione</strong> &#8211; anche più e più volte per uno stesso individuo, nel corso della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad un certo punto, però, la fonte dell&#8217;identità è rimasta la realtà &#8220;tangibile&#8221;, ossia<a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/connessioni.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-315" title="connessioni" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/connessioni-150x150.jpg" alt="connessioni" width="150" height="150" /></a> direttamente riflessa nelle strutture societarie e culturali. La diffusione massiva dell&#8217;accesso al web e soprattutto ai social network, però, ha cambiato le carte in tavola, affiancando all&#8217;identità reale quella digitale, che oggi sembra addirittura soppiantare la prima. Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;analisi attenta deve tenere conto dei fattori concomitanti, senza i quali si traviserebbe la portata di questi cambiamenti: la spinta del <strong>marketing</strong> e l&#8217;<strong>omologazione socioculturale</strong>. Questi due elementi lavorano da tempo in sinergia, alimentandosi a vicenda e spingendo verso la creazione di una società in cui lo sgretolamento delle vecchie strutture lascia il posto alla generazione di una sorta di &#8220;classe unica&#8221;, i cui confini temporali sono assai estesi (dalla prima adolescenza fin quasi alla terza età) e le cui caratteristiche, in termini di personalità, di comunicazione, di scelte e di consumi sono sempre più omogenee. Si crea cioè una sorta di &#8220;sovrafigura umana&#8221;, un modello in cui sempre più persone si riconoscono: fattore vincente per l&#8217;ampliamento di mercato dei <em>brand</em>, che in questo modo conquistano un pubblico sempre più vasto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ottenere questo risultato, tuttavia, occorre premere molto sul <strong>fattore motivazionale</strong>, così da far sì che la spinta centripeta  verso l&#8217;uniformazione superi quella centrifuga della differenziazione. Come si ottiene tutto questo? Proponendo un&#8217;immagine standardizzata e convincendo le persone che l&#8217;adesione ad essa sia condizione imprescindibile per l&#8217;integrazione sociale. Ecco quindi che <strong>i fattori sociali soverchiano quelli personali nella costruzione dell&#8217;identità</strong>: un disequilibrio che crea massificazione e che trova il suo veicolo privilegiato nei mezzi che diffondono la nostra immagine pubblica &#8211; primo fra tutti, il Web con i social network. Il risultato è la diffusione di sistemi di riconoscimento &#8220;universali&#8221;, come avviene nel caso dei <em>meme</em>, che abbiamo trattato in <a href="http://www.viva-mente.it/175-tra-psicologia-e-viral-marketing-i-meme.html" target="_blank">questo post</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/smile_gialli.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-312" title="smile_gialli" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/smile_gialli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le reazioni al fenomeno, che è inizialmente passato inosservato ma sta emergendo piano piano alla consapevolezza, sono le più diverse: c&#8217;è chi si adegua senza accorgersene, abdicando sempre più alla quota personale della propria identità, c&#8217;è chi accetta la transizione come un male inevitabile, c&#8217;è chi rifiuta <em>in toto</em> l&#8217;eventualità omologante uscendo (letteralmente) dalla Rete per proteggersi e c&#8217;è chi, invece, si mantiene <strong>all&#8217;interno</strong> <strong>del web con spirito critico</strong>, esercitando un adattamento ove necessario ma preservando sempre la propria autonomia &#8211; rimanendo se stesso, in un certo senso (categoria alla quale appartengo).</p>
<p style="text-align: justify;">Essere in grado di gestire queste trasformazioni senza farsene sopraffare, tuttavia, non risolve il problema, dal momento che è grande il numero degli interlocutori che traggono input sulla propria identità dall&#8217;immagine che viene restituita loro dal Web, per i quali la sensazione è che siano a rischio di uno <strong>scollamento irriducibile tra persona reale e rappresentazione sociale</strong>. Un rischio insidioso, peraltro, poiché difficilmente riconoscibile: la partecipazione attiva ai social network, infatti, alimenta un&#8217;illusione di controllo che nei fatti è smentita dai risultati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/dermoglifo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-323" title="dermoglifo" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/dermoglifo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>Che cosa accadrà in futuro?</strong> Non possiamo prevederlo. Il fenomeno di omologazione e, con esso, di astrazione dal reale è esponenziale e porta con sé pericoli concreti, con i quali l&#8217;umanità non si è mai trovata a fare i conti fino ad oggi. È realistico temere una sorta di <strong>&#8220;espropriazione&#8221; dell&#8217;identità</strong>, come risultato di un processo che parte dall&#8217;omologazione e arriva all&#8217;anonimato, alla banalizzazione assoluta, all&#8217;isterilimento personale e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è di buono che le coscienze si stanno risvegliano, in proposito: confidiamo quindi in un ribaltamento del sistema. Lo scenario ideale sarebbe rappresentato non da un ritorno ai vecchi schemi, bensì da un&#8217;evoluzione nel senso di una <strong>maggiore condivisione pur nel rispetto dell&#8217;individualità di ognuno</strong>. La base di questo, però, è la consapevolezza: quella fa capo a ciascuno di noi, e va esercitata sempre. Al lavoro, quindi!</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Web e identità &#8211; 1: Siamo quello che postiamo?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 20:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima parola che mi viene in mente, quando si parla di Web in generale e di social network in particolare, è identità. Perché tutti siamo qualcuno: ma questo &#8220;qualcuno&#8221;, chi è? La domanda si pone al punto d&#8217;incontro di sociologia, &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/302-web-e-identita-1-siamo-quello-che-postiamo.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-308" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px; border-style: initial; border-color: initial;" title="salvadanai" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/salvadanai-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></p>
<p style="text-align: justify;">La prima parola che mi viene in mente, quando si parla di Web in generale e di <strong>social network</strong> in particolare, è <strong>identità</strong>. Perché tutti siamo qualcuno: ma questo &#8220;qualcuno&#8221;, chi è?<span id="more-302"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda si pone al punto d&#8217;incontro di sociologia, filosofia e psicologia che &#8211; sempre di più &#8211; si rivelano come le vere &#8220;scienze del Web&#8221;, scalzando le discipline più tecniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Dare risposte, peraltro, non è facile, poiché la questione identitaria è molto vasta e in continua evoluzione; tuttavia, è utile analizzarla suddividendola in <strong>due diversi filoni tematici</strong>: la creazione, scissione e ri-fusione delle identità digitali e la fonte dell&#8217;identità stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>1. Suddivisione e ricomposizione delle diverse identità digitali</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti utenti della Rete &#8211; forse la maggior parte &#8211; usano Internet e i social network per <strong>scopi di diversa natura</strong> (lavoro, relazioni, svago, acquisti, informazione, ecc.). Le varie funzioni fanno capo a <strong>differenti strumenti</strong>, di cui influenzano fortemente l&#8217;utilizzo. Un esempio di facile comprensione può essere fatto distinguendo quegli spazi in cui l&#8217;uso è prevalentemente professionale &#8211; un sito istituzionale, una e-mail di lavoro &#8211; da quelli in cui, invece, prevale l&#8217;elemento personale &#8211; il profilo Facebook, ad esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a qualche anno fa questa distinzione si poneva in misura molto minore, poiché la Rete era vista come uno strumento funzionale a qualcosa &#8211; come le ricerche &#8211; al quale si accedeva mettendo in campo la propria identità in modo ridotto o addirittura nullo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;avvento e la crescita esponenziale dei social network, però, hanno dato una sterzata potente a questa concezione unidirezionale (da un lato l&#8217;offerta di informazioni o servizi, dall&#8217;altro la sua fruizione, in un flusso univoco), rendendo gli <strong>utenti del web molto più attivi in prima persona</strong> di quanto non accadesse in precedenza. Questa nuova concezione, evidentemente, è venuta incontro a esigenze latenti a livello sociale, che hanno improvvisamente trovato nelle reti tra le persone il loro luogo privilegiato d&#8217;espressione e nella dimensione personale la propria cifra distintiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/maschera.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-314" title="maschera" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/maschera-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Internet diveniva così un punto d&#8217;incontro per chi era fisicamente lontano, ma contemporaneamente manteneva, in modo paradossale, una distanza fra gli utenti che, se opportunamente sfruttata, poteva lasciare campo libero alla<strong> proposizione creativa della propria identità</strong>. Si poteva fingere di essere colui che non si era, ma soprattutto, senza arrivare ad estremi di assoluta incongruenza tra persona reale e persona digitale, si poteva &#8211; e in una certa misura si <em>doveva &#8211; </em>differenziare la propria presenza in Rete in base al ruolo più adeguato in ogni contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni strumento e ogni social network aveva quindi le sue caratteristiche: Facebook era utilizzato prevalentemente come spazio privato, Twitter come luogo d&#8217;incontro pubblico, i blog come mezzo d&#8217;approfondimento o di espressione individuale, le caselle e-mail come via di comunicazione segmentabile in più indirizzi a seconda degli interlocutori. La messa in campo di tante differenti realtà ed esigenze richiese un enorme potenziamento degli strumenti atti a difendere una privacy che volevamo poter<strong> condividere, sì, ma in modo selettivo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In tempi relativamente recenti, però, <strong>tutto questo insieme ha raggiunto una massa critica che ne ha provocato l&#8217;inevitabile trasformazione in un sistema fluido: un processo tuttora in pieno svolgimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre molte identità digitali, infatti, hanno cominciato ad intrecciarsi &#8211; così come si<a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/ragnatela_rugida.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-311" title="SONY DSC" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/ragnatela_rugida-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a> sovrapponevano i gruppi dei nostri interlocutori &#8211; finché non è stato più possibile tenerle separate oltre una certa soglia minima. Chi frequenta attivamente il Web può constatare il fenomeno su se stesso: Twitter e Facebook sono in progressivo avvicinamento, tramite un <strong>superamento della barriera tra pubblico e privato a favore di un omnicomprensivo</strong> (e forse più funzionale) <strong>&#8220;personale&#8221;</strong>. Il blog diviene luogo di approfondimento di contenuti enunciati nei social network e non più confinati a singoli post; esso comunica sempre di più, inoltre, con la nostra sfera lavorativa, spesso divenendo veicolo principale di ciò che siamo e di ciò che offriamo al mondo. Anche l&#8217;utilizzo della rete come fonte d&#8217;informazione è sempre più personalizzato, sempre più legato a figure di altri utenti reali in grado di portare con sé un carico non solo di dati, ma anche di fiducia, di aggancio con il reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre identità digitali si vanno quindi via via ricomponendo in una <strong>nuova identità globale</strong>, che non solo supera i confini tra le precedenti versioni schizofreniche di noi stessi, ma tende anche in misura sempre maggiore a <strong>riavvicinarsi alla nostra identità materiale</strong>, ossia ciò che siamo &#8220;veramente&#8221; nella vita concreta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa ricomposizione e riformulazione c&#8217;è un effetto di <em>rebound</em> rispetto ad un pericolo di frammentazione eccessiva, ma anche il riflesso di una nuova concezione di sé che è sovraindividuale e appartiene ai nuovi sistemi socioculturali, basati su un&#8217;identità che è molto più &#8220;pubblica&#8221; di un tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, però, non possiamo fare a meno di chiederci quale sia questa identità. Ognuno di noi è, infatti, specchio di ciò che pensa di se stesso e di ciò che gli altri pensano di lui:<strong> l&#8217;identità è un misto di personale e sociale. In quale proporzione questi due elementi si fondono?</strong> I social network possono aver incrementato la percentuale di elemento sociale a scapito di quella personale? Quali rischi comporterebbe un <em>trend</em> di questo tipo? Ne parleremo nel<a href="http://www.viva-mente.it/304-web-e-identita-2-la-rete-siamo-noi.html" target="_blank"> prossimo post</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/sole_in_mano.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-327" title="sole_in_mano" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/sole_in_mano-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>La città che respiri</title>
		<link>http://www.viva-mente.it/263-la-citta-che-respiri.html</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 11:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Una distesa di cappelli con la visiera, tutti dello stesso colore, dietro una gentile guida un po&#8217; annoiata che tiene alta una bandierina (mi chiedo sempre come faccia a non formicolarle il braccio). Di che cosa sto parlando? Ma di Roma, ovviamente. &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/263-la-citta-che-respiri.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="font-style: normal; line-height: 24px; text-decoration: underline;" href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/Roma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-266" style="border-style: initial; border-color: initial; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: #eeeeee;" title="Roma" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/Roma-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Una distesa di cappelli con la visiera, tutti dello stesso colore, dietro una gentile guida un po&#8217; annoiata che tiene alta una bandierina (mi chiedo sempre come faccia a non formicolarle il braccio). Di che cosa sto parlando?</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-263"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma di <strong>Roma</strong>, ovviamente. Ci tornerò fra pochi giorni, dopo averla rivista a gennaio &#8211; uno sguardo troppo veloce per colmare il vuoto di diciassette anni di assenza.</p>
<div>
<p style="text-align: justify;">La mia Roma, però, non è fatta di guide e di gruppi col cappellino. È fatta, come tutte le città che ho visitato, di strade e di vicoli, di uomini e di case, di dettagli che paiono non interessare a nessuno: <strong>è la vita di chi ci ha vissuto e di chi ci vive oggi. Quella che non si vede, ma si <em>respira</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le città, infatti, vanno conosciute come le persone. Hanno un loro carattere, un&#8217;essenza, una storia, pregi e difetti</strong>. Visitarle da turisti ha una sua utilità, ma spesso finisce per risultare banale e fuorviante: quando entrate in contatto con qualcuno, vi basta forse vederne solo i lati positivi, tutto ciò in cui eccelle e si distingue? Questi sono gli aspetti che colpiscono di più di primo acchito, ma di fatto risultano poco indicativi  della persona. Lo stesso vale per le città: certo, visitarne monumenti, luoghi di grande interesse e musei è importante perché ci rivela qualcosa della loro storia, ma non è tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questa constatazione, i turisti &#8220;non omologati&#8221; adottano due strategie: alcuni <strong>si<a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/lampione.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-272" title="lampione" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/lampione-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a> immergono nella vita non della città, ma dei suoi abitanti</strong> (ad esempio, nel caso specifico, cercando &#8220;la Roma dei romani&#8221;); altri <strong>tentano di coglierne le bellezze non immediatamente evidenti</strong>, magari cercando angolini suggestivi e poco frequentati da fotografare o ristorantini &#8220;tipici&#8221; fuori mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Così facendo, tuttavia, non si va alla ricerca della città, ma &#8211; ancora una volta &#8211; dell&#8217;immagine che si ha di essa, condita dall&#8217;illusione di coglierne la vera natura uscendo dai grandi circuiti turistici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esiste però una terza via</strong>, che può dare molto di più. È quella che io applico, per l&#8217;appunto, alle persone e alle città, e consiste nello svuotare la mente da ciò che la loro immagine porta con sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/vicolo_bn.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-268" title="vicolo_bn" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/vicolo_bn-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla città non faccio domande: aspetto che mi parli spontaneamente e, per ascoltarla, cammino lungo le sue vie</strong>. Non cerco nulla, non mi aspetto nulla: solo, procedo per conoscerla. <strong>E, passo dopo passo, la scopro, la trovo: la <em>respiro</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto mi piace, dagli angoli più sordidi alle meraviglie più grandiose. A volte vengo catturata da una parola detta per strada, la cui inflessione giunge particolare alle mie orecchie; a volte, invece, mi colpisce l&#8217;insegna di un locale sconosciuto, ma rivelatore di un modo di vivere particolare; a volte è uno scorcio, guardando il quale mi dico che sì, coloro che lo vedono ogni giorno non possono essere altro che così. Ma, ancora più spesso, quello che mi piace cogliere &#8211; e quello che <em>mi accoglie</em> &#8211; è <strong>un modo di vivere, quel qualcosa di indefinibile che senti per le strade, tra la gente</strong>; lo stile del porsi, dell&#8217;offrirsi; un tempo esistenziale più o meno veloce del mio e che con il mio contrasta piacevolmente; i suoni, o la loro assenza; la sensazione che, per moltissime persone, ciò che io percepisco come nuovo e insolito sia invece normale, quotidiano; <strong>la meraviglia di poter essere tanto uguale e contemporaneamente tanto diversa da ciò che mi circonda</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora capite perché non ci sia differenza, per me, nel modo di entrare in contatto con le città e con le persone: perché così si conoscono anche queste ultime, ascoltando ciò che sono veramente, apprezzandone le somiglianze e le differenze rispetto a noi, per poi entrare in dialogo con loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché<strong> le città, in fondo, non sono altro che l&#8217;anima che le persone creano vivendoci</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo un appuntamento, Roma ed io. Fra pochi giorni, un treno mi depositerà nel suo cuore, e sarà come rivedersi tra vecchi amici: ci racconteremo di tutti questi anni di lontananza, e ancora una volta la sua eternità camminerà al passo del mio breve viaggio in un incontro straordinariamente infinito, straordinariamente umano.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/strada_panni_stesi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-267" title="Kerkyra Street" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/04/strada_panni_stesi-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
</div>
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		<title>Metti un libro e una bambina</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 13:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[emozione]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ve l&#8217;avevo mai detto che sono figlia unica e che ho vissuto la mia infanzia in due diversi paesini lombardi, accomunati dal fatto di non essere quelli in cui abitavano tutti i miei compagni di scuola? Bene, ora lo sapete. &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/254-metti-un-libro-e-una-bambina.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/pagine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-256" title="pagine" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/pagine-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ve l&#8217;avevo mai detto che sono figlia unica e che ho vissuto la mia infanzia in due diversi paesini lombardi, accomunati dal fatto di <em>non</em> essere quelli in cui abitavano tutti i miei compagni di scuola?<span id="more-254"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ora lo sapete. E immaginerete anche che cosa può fare una bambina che viva per metà del suo tempo in campagna, immersa in una silenziosa solitudine &#8211; a parte, ovviamente, rotolarsi nell&#8217;erba, cadere per sbaglio nel lago, allevare girini, dar da mangiare agli animali da fattoria, ascoltare il ruminare dei bachi da seta, far nuotare le lucertole (o almeno provarci), giocare a palla, andare a caccia di vecchi tesori e mostruosi ragni nella tettoia per gli attrezzi del nonno: attività tutte cui mi dedicavo con costante solerzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, avete indovinato? Esatto: può <strong>leggere</strong>. Leggere molto. Leggere (quasi) di tutto. Vivere tanto fuori, all&#8217;aria aperta, quanto dentro, tra le pagine dei libri.</p>
<p style="text-align: justify;">In casa mia, i libri erano senza dubbio l&#8217;oggetto numericamente più rappresentato: detto in altre parole, erano tantissimi e ovunque. I miei genitori, entrambi medici, leggevano molto; e non solo testi scientifici, ma narrativa, romanzi, saggi &#8211; e anche giornali, riviste e così via. Mio padre, poi, aveva una passione per i libri gialli, che possedeva a centinaia, se non a migliaia. E così, questa è la sensazione che ancora oggi mi è rimasta addosso della mia infanzia, fin da quando riesco a ricordare: sole, libri e quel silenzio di campagna pieno di sottili rumori capaci di immergere la lettura nello scorrere della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho imparato a leggere a tre anni. Prima libretti, moltissimi fumetti di Popeye (fin da piccolissima non sopportavo Topolino e la sua morale preconfezionata), poi libri veri, storie lunghe, racconti complessi, tomi così grandi che portarseli dietro era una fatica. I libri mi facevano compagnia: non ero mai sola. Ogni occasione, certo, era buona per stare con gli amici e giocare come ogni bambino; ma i libri non li abbandonavo mai.</p>
<p style="text-align: justify;">E il mio modo di leggere, me ne rendo conto oggi, era veramente inconsueto: non rimanevo mai al di fuori della storia, infatti, bensì ci entravo con tutta me stessa. Il mondo esterno scompariva: potevo leggere per ore, dimentica di tutto, senza nemmeno più sapere di stare respirando. Spesso mi costruivo una casetta con i cuscini del divano, una tana segreta, e lì rimanevo con la mia storia, finché era finita &#8211; cosa che, ogni volta, mi causava un rammarico che ancora ricordo con la stessa intensità, come l&#8217;esaurimento di qualcosa di troppo caro per poter essere perso. Poi mio padre spuntava con un altro libro, e la magia ricominciava.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando lessi &#8220;Momo&#8221; di Michael Ende, rimasi all&#8217;interno della mia tana di cuscini per una giornata intera. &#8220;Il barone rampante&#8221; mi fece compagnia per tre pomeriggi di fila, sull&#8217;altalena di casa. I libri di Giana Anguissola mi stregavano oltre ogni dire, rapendomi al punto tale che ne emergevo stordita. &#8220;Jane Eyre&#8221;, letto alle soglie dell&#8217;adolescenza, mi colpì come se la protagonista fossi stata io. Totalmente immersa nella narrazione, condividevo tutte le emozioni dei personaggi con un&#8217;intensità estrema, desiderando la soluzione delle difficoltà, il colpo di scena, l&#8217;aneddoto divertente, l&#8217;evento impossibile. Di ogni autore conoscevo lo stile narrativo e sapevo quali andamenti della frase anticipavano qualcosa, mi ritrovavo nella sintassi, nell&#8217;uso degli aggettivi, nella composizione della trama. Leggere un secondo libro di uno stesso autore era come tornare in un posto noto, che desideravo rivedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai miei genitori devo il dono di avermi sempre ritenuta all&#8217;altezza delle letture migliori: mi regalavano le opere dei grandi autori, fin da piccola, e credo che la potenza della loro scrittura, esercitata sull&#8217;animo di una bambina che aveva pochi anni, abbia avuto grande importanza nel consentirmi di affezionarmi alla lettura. Libri banali mi avrebbero annoiata; libri grandi, invece, mi fecero capire fin da subito che la parola può avere un potere enorme, tanto da creare mondi alternativi che non hanno niente da invidiare a quello reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi leggo molto, moltissimo: almeno un centinaio di libri l&#8217;anno &#8211; più tutto quel che leggo per lavoro, oltre ad articoli, riviste, scritti di ogni tipo che viaggiano sul web. Spesso leggo tre o quattro libri in contemporanea, lasciando che riempiano la mia vita con sollecitazioni diverse, creando un vivace carosello di pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo che posso dedicare alla lettura è, purtroppo, assai meno di quando ero bambina, ma il modo è rimasto molto simile: se la narrazione è interessante e ho la possibilità di astrarmi da tutto per un po&#8217;, torno spontaneamente a leggere come ho sempre fatto &#8211; lontana dal resto, dentro le parole e i personaggi, rapita in questo universo in cui ritrovo la me stessa di ieri e la posso ricongiungere con quella di oggi, superando la barriera degli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora so cosa volete chiedermi.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è sì: a distanza di decenni, mi faccio ancora piccole &#8220;tane di lettura&#8221;, e spero di non smettere mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/lettrice.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-257" title="Lettrice" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/lettrice-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>LA LIBERTA&#8217; DI ESSERE DIVERSI &#8211; Lamberto Maffei</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 13:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ada Moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[I libri che trattano di come genetica e ambiente interagiscano nell&#8217;influenzare il cervello umano si sprecano: a maggior ragione, allora, se proprio dovete leggerne uno scegliete quello del migliore. Lamberto Maffei, medico e scienziato, è presidente dell&#8217;Accademia nazionale dei Lincei &#8230; <a href="http://www.viva-mente.it/230-la-liberta-di-essere-diversi.html">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/La_libertà_di_essere_diversi.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-236" title="La_libertà_di_essere_diversi" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/La_libertà_di_essere_diversi.gif" alt="La libertà di essere diversi" width="150" height="246" /></a>I libri che trattano di c<strong>ome genetica e ambiente interagiscano nell&#8217;influenzare il cervello umano</strong> si sprecano: a maggior ragione, allora, se proprio dovete leggerne uno scegliete quello del migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-230"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lamberto Maffei, medico e scienziato, è presidente dell&#8217;Accademia nazionale dei Lincei e professore emerito di Neurobiologia alla Scuola Normale di Pisa: non proprio l&#8217;ultimo venuto in materia di neuroscienze, insomma. In &#8220;La libertà di essere diversi&#8221;, però, non troverete astrusi termini scientifici o asserzioni assolutistiche sulla natura dell&#8217;essere umano, bensì un&#8217;argomentazione acuta che sa mantenersi perfettamente a cavallo &#8211; com&#8217;è giusto che sia &#8211; tra <strong>neurobiologia e filosofia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Maffei ci parla di come funziona il nostro cervello, quell&#8217;organo che ci dona la capacità &#8211; unica tra le creature viventi &#8211; di riflettere su noi stessi, a dispetto del fatto che, quantitativamente, le nostre funzioni cerebrali siano dedicate solo per il 5% al pensiero: infatti, come subito ci dice l&#8217;autore, &#8220;<em>la coscienza è un vezzo cerebrale tardivo, se si considera l&#8217;evoluzione, e di rilevanza biologica limitata, anche se paranoicamente grandiosa per il soggetto</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Facendo una concessione a questa paranoia, quindi, Maffei ci guida a scoprire ciò che dovremmo sapere, ma di cui spesso ci dimentichiamo: innazitutto, il fatto che <strong>il cervello sia un organo come gli altri, in continua trasformazione e in progressivo invecchiamento</strong>. Questo ci rende, in ogni istante, diversi tanto dall&#8217;istante precedente quanto da quello successivo; eppure, incredibilmente, percepiamo noi stessi lungo un <em>continuum</em> temporale, che mantiene nel tempo la nostra consapevolezza di essere un&#8217;entità indivisa e coerente: una &#8220;persona&#8221;, appunto, in cui le variazioni interne ed esterne si inseriscono in una cornice stabile e riconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però non significa che il cervello agisca in modo puramente meccanico: esso, al contrario, <strong>è in grado sia di creare regole e sistemi di comprensione logici e razionali sia di uscire da essi</strong>, nel tentativo di interpretare ciò che non è stato ancora esperito, di esprimere il proprio pensiero o addirittura di creare ex novo porzioni di realtà. Questa caratteristica va compresa in chiave evolutiva, poiché apre possibilità estranee al lavoro pre-strutturato del pensiero, consentendo l&#8217;adattamento all&#8217;ambiente e quindi la sopravvivenza. Molta dell&#8217;attività cerebrale va in questa direzione: l&#8217;attuale strumentazione d&#8217;indagine, infatti, è in grado di rilevare la presenza di molto &#8220;<strong>rumore di fondo</strong>&#8221; nel nostro cervello, che fino ad oggi è stato spesso considerato come fastidiosa interferenza. Esiste invece la possibilità che si tratti di un sistema tramite il quale il cervello, &#8220;dialogando con se stesso&#8221; in modo caotico in una sorta di <em>auto-brainstorming</em>, liberi la propria <strong>potenzialità creativa</strong> nel senso più lato.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui, ciò che la genetica dell&#8217;essere umano ha previsto per noi. <strong>Sul cervello, però, possiamo lavorare: anzi, <em>dobbiamo</em> farlo</strong>, poiché questo ci consente di ritardare gli effetti del suo invecchiamento. Al giorno d&#8217;oggi, però, questo compito appare arduo, poiché ci richiede di uscire dal ruolo di &#8220;ricevente&#8221; cui tutti siamo troppo spesso costretti dai sistemi culturali imperanti, per rimanere invece &#8211; accettando la &#8220;fatica&#8221; che questo comporta &#8211; in quello di protagonisti del nostro pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che non significa negare l&#8217;opportunità (anzi, la necessità) di quel che Maffei definisce &#8220;<strong>cervello collettivo</strong>&#8220;, ossia la rinuncia ad una parte di individualità a favore dell&#8217;integrazione in un gruppo sociale. Il confine tra questa via di adattamento e l&#8217;abdicazione alla propria capacità di pensiero unico e singolare è sottile, e su di esso bisogna camminare, un piede davanti all&#8217;altro, nella nostra epoca più che mai. Ecco perché Maffei ci suggerisce la <strong>follia come &#8220;antidoto alla globalizzazione&#8221;</strong>: se il nostro cervello mira all&#8217;integrazione per natura, infatti, sta a noi potenziarne la capacità di mantenersi sempre un po&#8217; fuori dagli schemi, baluardo della nostra originalità, della capacità di essere differenti e di saper escogitare nuove soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vera follia è infatti questo: apertura, creatività, capacità di non rimanere schiavi di ciò che la genetica ha stabilito per noi &#8211; o che la comunicazione massificata ci vuole imporre</strong>. Qui si esercita il nostro libero arbitrio: questa, in fondo, è la nostra &#8220;libertà di essere diversi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/Maffei-Lamberto.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-239" title="Maffei-Lamberto" src="http://www.viva-mente.it/wp-content/uploads/2012/03/Maffei-Lamberto-176x300.jpg" alt="Lamberto Maffei" width="176" height="300" /></a></p>
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