CHECKLIST – Atul Gawande

Se mi si chiedesse di definire Checklist in una sola parola, direi che è un libro “intelligente”. Perché? Perché prende qualcosa che tutti noi conosciamo – le liste di controllo – e ci fa comprendere come possano aiutarci a risolvere problemi molto complessi, semplicemente fornendoci una guida per affrontarli.

Impossibile? Questo è tutto da vedere!

Atul Gawande è un medico chirurgo di origini indiane che lavora a Boston. La sua professione gli ha insegnato che, per quanto si possa essere coscienziosi, preparati ed accurati, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Tuttavia, Gawande ritiene che solo una percentuale minore di questi “imprevisti” – che, in Medicina, possono avere conseguenze tragiche – sia davvero ineliminabile perché dovuta al caso: spesso, infatti, all’origine delle difficoltà c’è l’errore umano. Ma perché questi errori si verificano? Ed è possibile evitarli?

Alla prima domanda, Gawande risponde con un’analisi di realtà molto accurata: in discipline estremamente complesse, come la moderna Medicina, le conoscenze sono ormai tante e tali che nessun uomo può padroneggiarle tutte, neppure suddividendole in settori ultraspecializzati. Le nozioni superano la capacità del cervello umano di immagazzinarle ed utilizzarle: è inevitabile, quindi, che si verifichino errori. Questo, tuttavia, non è un buon motivo per arrendersi: anzi, deve motivarci a trovare un modo per supplire alle carenze della mente umana rendendola più efficiente e in grado di padroneggiare enormi quantità di informazioni, in base alle quali agire.

Partendo da questo assunto Gawande, con molto senso pratico e ostinata motivazione, analizza altri ambiti in cui la conoscenza umana ha raggiunto lo stesso grado di complessità della moderna Medicina, individuandone in particolare due: l’ingegneria e l’aeronautica. Un’indagine sul campo molto dettagliata gli consente di comprendere che anche qui la quantità di nozioni necessarie per ottenere un risultato – costruire un grattacielo, far volare un aereo – è sconfinata; eppure, salvo rarissime eccezioni, i grattacieli non crollano… e gli aerei neppure! In una qualsiasi unità di terapia intensiva, invece, le infezioni delle linee centrali (uno degli interventi sanitari più diffusi) sono all’ordine del giorno, e per lo più risultano causate da banali disattenzioni quali l’insufficiente disinfezione dell’area di inserimento. A che cosa è dovuta questa disparità di risultati?

Semplicemente all’organizzazione.

Gawande individua quindi nella collaborazione tra le diverse figure coinvolte nelle attività complesse e nel controllo passo passo delle attività stesse i due elementi chiave per ribaltare la situazione. E il controllo è garantito, per l’appunto, dalle checklist, siano esse di verifica (ossia destinate ad essere eseguite per avere la certezza di aver compiuto tutte le operazioni necessarie) o prescrittive (cioè con valore di istruzioni da usare in caso di emergenza).

Tradurre questi principi in pratica non è però semplice, come l’Autore sperimenterà in prima persona. Le checklist, infatti, per funzionare devono essere semplici, brevi e assolutamente univoche. Non solo: è necessario che sia anche chiaro a tutti chi le eseguirà materialmente, quando e come. Ma l’ostacolo maggiore è culturale ed umano, e consiste nel far accettare ai medici il nuovo strumento che, nella sua semplicità, pare minacciare la loro immagine superspecializzata; inoltre, una difficoltà cruciale è rappresentata dall’abbattimento delle barriere sociali – non riconosciute ufficialmente, ma di fatto esistenti – tra medico (o chirurgo) e infermiere, nell’ottica di una collaborazione paritetica a vantaggio del paziente.

Gawande, però, non è una persona che rinuncia di fronte alle difficoltà: collaborando con un gruppo di lavoro internazionale, mette a punto alcune checklist da utilizzare nelle sale operatorie e le sperimenta di persona correggendole, riscrivendole, ottimizzandole; convince poi molti altri chirurghi, appartenenti ad ospedali di tutto il mondo, a fare altrettanto. I risultati sono straordinari: l’uso delle checklist salva milioni di vite e fa risparmiare miliardi di dollari ogni giorno.

E allora, possiamo continuare a credere che gli errori nella pratica medica siano inevitabili? Possiamo sacrificare vite umane, che potrebbero essere salvate da un semplice strumento, in nome di obsolete barriere mentali o sociali? La risposta di Gawande è assolutamente chiara:

“Regolarmente, quando guardiamo le cose da vicino, ci accorgiamo che le bucce di banana su cui scivolano anche i più bravi e determinati sono sempre le stesse. Sappiamo dove sbagliamo e ne vediamo i costi. È ora di provare qualcos’altro.

Proviamo una checklist”.

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8 risposte a “CHECKLIST – Atul Gawande”

  1. Bella recensione Ada ma, secondo te, questo libro è per tutti o solo per i prof del mondo medico?
    Voglio dire, le checklist sono praticabili in ogni settore della produzione oppure no?
    Grazie e complimenti!

    1. Ciao Claudio, e innanzitutto grazie per il commento :-) La risposta alla tua domanda è rintracciabile già nelle parole stesse di Gawande, poiché le checklist da lui elaborate per il mondo medico non nascono all’interno di quest’ultimo, bensì provengono dalle ricognizioni dell’Autore in altri ambiti – come l’aeronautica e l’ingegneria – in cui le liste di controllo vengono applicate da tempo con perizia ed efficacia. Lo stesso Gawande fa notare, inoltre, che le checklist sono uno strumento che noi tutti utilizziamo nella vita quotidiana, anche se spesso non ce ne rendiamo conto: l’elenco delle cose da fare contenuto nella nostra agenda o la lista della spesa ne sono gli esempi più immediati.
      Quindi sì, indubbiamente le liste di controllo sono realizzabili per qualsiasi ambito, produttivo e non, e sono in grado di rivelare ampi margini di miglioramento anche laddove sembrava non che i processi fossero già ottimizzati al massimo. A volte, addirittura, le checklist si rivelano l’unico strumento in grado di garantire il risultato desiderato: in aeronautica, ad esempio, le liste di controllo da utilizzare in caso di default dei motori di un velivolo hanno salvato innumerevoli vite, fornendo una guida chiara ed univoca in grado di bypassare l’ansia in cui il pilota può (umanamente) cadere a causa della paura, cosicché il suo cervello possa ignorare gli input emotivi e seguire ciecamente (e quindi con la massima efficacia) le istruzioni di salvataggio.
      In conclusione, posso dire che non solo le checklist sono applicabili ad ogni settore della vita, ma anche che la prosa chiarissima e coinvolgente di Gawande – vera espressione del suo desiderio di essere utile – rende il suo libro accessibile a qualsiasi lettore e gli fornisce una guida utile per elaborare al meglio, nel suo piccolo o nel suo grande, le proprie liste di controllo.
      Buone checklist, dunque! Alla prossima :-)

  2. Proposta affascinante per la sua autenticità e semplicità. L’autore, stando alla foto qui pubblicata, non è da meno. Parola di donna medico.

    1. Grazie di aver scritto, Milly :-) Decisamente la semplicità di Gawande rispecchia la sua intelligenza, che sa rendere accessibili i concetti più complessi e, viceversa, sa trarre la massima utilità anche dagli strumenti dall’aspetto più banale. La sua immagine mi piace molto, perché esprime interesse per il mondo, capacità di pensiero, altruismo, entusiasmo – le stesse qualità che si ritrovano in ogni riga del suo libro. Una persona come poche, anche se vorremo che poche non fossero. Ciao :-)

  3. Premetto che sono un medico frustrato. Volevo esserlo e non potetti per le vicissitudini della vita. Leggo tutto quello che riguarda la medicina e non potevano mancare tutti i libri di Robin Cook.
    L’idea del dr. Gawande é semplicemnte geniale. Quasi sempre la soluzione di un gran problema viene data da un piccolo dettaglio. Un esempio che fa rabbrividire: L’inesatto che-list eseguito dai piloti di SpainAir prima di decollare dall’aeroporto di Madrid qualche anno fá, costó la vita a quasi 200 persone !!
    Logicamente compreró il suo libro e lo leggeró con passione.

    1. Caro Giovanni, hai centrato esattamente il cuore del problema: spesso un elemento apparentemente insignificante può fare la differenza in questioni di enorme importanza, discriminando addirittura tra la vita e la morte – come nel caso, appunto, della medicina e dell’aeronautica. Rendersi conto di questo e attivarsi per migliorare le cose richiede una buona dose di umiltà, intelligenza e disponibilità a mettersi in gioco: caratteristiche che troppo spesso mancano ai rappresentanti della classe medica. Ma Gawande ci dimostra come si possa essere grandi nella propria professione e contemporaneamente attenti ai dettagli, senza mai farsi prendere da quella presunzione che induce a sentirsi superiori alle soluzioni più semplici ma anche più efficaci.
      Sono certa che il libro ti piacerà e sarò felice se vorrai tornare qui per farmelo sapere, una volta che l’avrai letto.
      Ciao :-)

  4. appassionata di ATUL….. determinata nell’applicazione, molte resistenze culturali nn sono tutti illuminati come lui.

    1. Hai ragione, Cris: Atul Gawande è un pioniere nel suo genere. C’è da augurarsi che lo seguano in molti, in futuro, e non solo in medicina :)

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