Filosofia al caffè

“Caffé” nel senso del luogo, non dell’aroma! (Sulla filosofia aromatizzata al caffè stiamo ancora lavorando…).

Il caffè (inteso come bar) è infatti un luogo perfetto per fare filosofia.

La cosa vi sorprende? Be’, siete in buona compagnia.

Siamo infatti quasi tutti abituati a pensare che la filosofia sia una faccenda noiosa, buona solo per accademici che passano il proprio tempo sui libri e si incontrano (le rare volte in cui escono dalle loro tane, strizzando gli occhi alla luce del sole cui non sono più abituati) per disquisire tra loro di massimi sistemi in un linguaggio astruso. Niente di più astratto e lontano dalla vita, insomma.

Come si può allora portare tutto questo all’interno di uno dei luoghi più vivaci che ci siano, cioè il caffè? È impossibile: ci dev’essere un errore!

Infatti c’è, e si tratta proprio della concezione della filosofia come l’abbiamo appena descritta.

La filosofia, infatti, non nasce come disciplina slegata dalla vita: al contrario, essa deriva dall’esistenza e all’esistenza vuole tornare, come utile strumento di interpretazione, comprensione, elaborazione all’interno della vita concreta.

Siamo tutti filosofi (anche se non tutti di professione), nella misura in cui tutti abbiamo quella che si suole definire – non a caso – “filosofia di vita“.

Ad esempio, dall’idea di relazione che abbiamo – e ogni idea è, per definizione, filosofica – dipende la nostra soddisfazione nella coppia.
O ancora, ogni volta che insegniamo ai nostri figli che cosa sia giusto e cosa sbagliato, esprimiamo la nostra filosofia morale.
Passiamo tutte le sere a fare straordinari o ci concediamo una vacanza ogni volta che è possibile? Anche simili scelte hanno una base filosofica. Questa, ad esempio, risponde alla domanda: “Lavoro per vivere o vivo per lavorare?”
Un amico ha bisogno di noi, perciò cancelliamo i nostri impegni della giornata per aiutarlo, rispondendo al nostro personale concetto di amicizia.
Con ogni nostro voto politico esprimiamo complesse posizioni filosofiche sui nostri valori, i nostri ideali, la nostra concezione della società e, più profondamente, dell’uomo.
Temiamo la morte? Pensiamo che ci sia qualcosa al di là del mondo materiale? Ognuno di noi ha le proprie idee in proposito – idee che rappresentano la base assoluta della nostra filosofia personale.
Ma anche semplicemente ciò che scegliamo di indossare ogni mattina è filosofico, poiché si rifà alla nostra specifica concezione di noi stessi.

Idee diverse ci porterebbero ad agire in modo diverso (e ad aspettarci azioni diverse dagli altri), perché configurerebbero una filosofia di vita diversa.

Quindi non solo ognuno di noi ha una propria filosofia, ma essa è anche unica.

Adesso ci è chiaro, perciò, perché si possa fare filosofia in un caffè – anzi, perché esso sia uno dei luoghi d’elezione per la filosofia.

Tant’è che esiste una vera e propria pratica filosofica dedicata a questo connubio tra caffè e filosofia: il Café Philo (abbreviazione di “Café Philosophique”).

Perché in francese? Perché francese fu colui che avviò in modo strutturato questa pratica – la quale, ironicamente, non è strutturata per definizione.

Nel 1992, infatti, Marc Sautet – filosofo e scrittore – inaugurò per caso il primo café philo. Sì, avete letto bene: si trattò di un puro caso. Durante un’intervista radiofonica, Sautet aveva dichiarato en passant che tutte le domeniche si riuniva con alcuni amici al parigino Café des Phares, per discutere insieme della recente apertura del suo studio dedicato alla consulenza filosofica.
Gli ascoltatori, però, equivocarono: si sparse così la voce che Sautet tenesse ogni domenica al Café des Phares incontri aperti al pubblico in cui si parlava di temi filosofici. Nonostante la sorpresa, Sautet colse subito la natura autenticamente filosofica di quell’idea: nacquero così i café philo.

Ma che cos’è esattamente un café philo?

È una pubblica discussione su temi universali (e quindi filosofici per natura): ad esempio la morte, l’amicizia, la giustizia, il senso della vita, l’utilità della politica, la libertà come diritto, la concezione del corpo, l’identità, l’Altro, il desiderio e così via.

Il tema è stabilito in anticipo e chiunque può partecipare all’evento – che abbia programmato di esserci o vi ci si ritrovi al momento e decida estemporaneamente di dire la sua.

Non occorre avere alcuna preparazione filosofica per partecipare ad un café philo, perché al suo interno non si parla di filosofia, bensì si fa filosofia.

Il luogo in cui la discussione si svolge è, ovviamente, un caffè: questo dà il piacere di filoso-fare (letteralmente) in un’atmosfera conviviale e ricorda a tutti i partecipanti che il café philo non è una conferenza in cui un filosofo parla a non filosofi dei grandi temi della vita, bensì un evento in cui questi stessi temi prendono forma e vita attraverso il contributo di tutti.

In tutto ciò il filosofo ha un ruolo di conduttore/facilitatore, ossia introduce il tema, fornisce alcuni elementi di riflessione che fungano da stimolo di partenza, modera gli interventi, tiene il filo del discorso e vigila sul rispetto delle poche regole che ogni partecipante di un café philo è tenuto a rispettare, ossia:
parlare uno per volta
fare interventi brevi e concisi, così che tutti possano esprimersi
non entrare in aggressiva opposizione rispetto agli altri.

Qual è lo scopo del café philo? Molto semplicemente, fare filosofia.

A volte i café philo sono eventi singoli, ma più spesso sono organizzati in cicli di incontri, ognuno dedicato a un tema diverso. Questa scelta favorisce la partecipazione anche dei più timidi e riservati, perché di incontro in incontro si prende sempre più confidenza con il confronto e ci si appassiona alla discussione – anche per il buon motivo che, con il tempo, si percepisce sempre di più quanto questi eventi arricchiscano interiormente.
Per questo motivo, all’inizio può capitare che ci voglia un po’ per “ingranare”, ma ben presto ci si ritrova, al contrario, a dover chiudere per motivi di tempo discussioni che andrebbe avanti con piacere e partecipazione per ore!

Marc Sautet è morto prematuramente nel 1998.
I suoi café philo, invece, continuano ad essere organizzati in tutto il mondo, riscuotendo sempre grande successo… ma di questo non c’è da stupirsi, poiché niente appassiona l’essere umano più dell’esercizio del pensiero.

[Nella foto sottostante, Marc Sautet durante un café philo al Café des Phares]

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